SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Diciamo che l’incipit in queste prime settimane di campionato può essere sempre lo stesso. La Samb di mister Roberto Boscaglia è a caccia di risposte e ogni partita c’è la speranza che possa essere la volta buona.
Anche in questo caso però non è stato così. I rossoblu trovano la quarta sconfitta consecutiva nelle prime cinque partite, ormai ricordare gli impietosi numeri casalinghi da un anno a questa parte serve a poco. Al “Riviera” passano anche i giovani bergamaschi dell’Atalanta U23.

Le formazioni
SAMBENEDETTESE: Krapikas, Zini, Gigli (Chelli 79′), Camigliano, Perrotta (Marranzino 61′), Plicco (Carinelli 91′), Tunjov, Candellori, Nicoli, Sgarbi, Faggioli (Stabile 61′).
A disposizione: Cultraro, Barraco, Piccoli, Pezzola, De Angelis, Machin, Toure, Buljan, Kosijer
Allenatore: Roberto Boscaglia
ATALANTA U23: Anelli, Idele (Guerini 61′), Plaia, Pounga, Bonanomi (Bertolini 61′), Mirra, Ghislandi (Steffanoni 46′), Diao, Bergonzi, Levak (Mencaraglia 74′), De Nipoti (Misitano 82′).
A disposizione: Bugli, Bertini, Simonetto, Manzoni, Isoa, Navarro, Pljic, Camara, Rinaldi, Pedretti.
Allenatore: Nicola Beati
Cronaca della partita
A partire meglio sono i neroazzurri, nulla di nuovo rispetto alle altre quattro sfide, con De Nipoti che all’8′ scalda i guantoni di Krapikas dal limite dell’area. Ancora bergamaschi pericolosi al 15′ con due conclusioni murate dopo una bella ripartenza.
Nei primi 20′ la Samb si affaccia raramente verso la porta di Anelli, e quando lo fa dimostra di non riuscire a far male. A seguire, serie di occasione per gli ospiti che colpiscono un palo con Ghislandi, si rendono pericolosi con una mischia in area e arrivano a calciare con Bonanomi solo davanti al portiere, che però anche in questo caso para.
Tutto un preludio per il vantaggio che viene siglato da Levak, 0-1. Dopodiché l’unica chance rossoblu prima del termine della prima frazione è una punizione di Perrotta deviata dal portiere in corner.

Nella ripresa pronti via e la Samb trova il pareggio. Mischia in area dopo un calcio d’angolo e sbuca Camigliano, l’uomo che non ti aspetti, 1-1.
Al 54′ la beffa: da una bella occasione per i rossoblu nasce un contropiede sul quale Gigli si fa bruciare da Diao, che solo davanti al portiere non sbaglia, 1-2. La punta atalantina pochi minuti dopo sfiora anche il secondo goal personale, ma calcia sull’esterno della rete da buona posizione.
Il terzo goal arriva, anche in questo caso, nel momento di maggior spinta della Samb, pericolosi con il tiro da fuori di Plicco e il quasi autogol procurato da Sgarbi. Ripartenze anche in questo caso letali, dalla destra Bertolini serve sul secondo palo De Nipoti che incrocia e fa 1-3.

Negli ultimi 10 minuti più recupero i ragazzi di Boscaglia, mossi dall’orgoglio, ci provano. All’81’ miracolo di Anelli su un destro da dentro l’area di Stabile e poi all’85’ Nicoli la riapre con una gran botta sotto la traversa, 2-3.
L’ultima chance per il pari arriva a tempo scaduto su una punizione conquistata da Carinelli e battuta da Tunjov, il mancino però finisce a lato.
commento e analisi
Si può dire che fin da subito la qualità, sia nei singoli che nel gioco, dell’Atalanta è parsa superiore rispetto a quella della Sambenedettese. Possiamo anche dire che non è la prima volta che questa differenza si nota all’interno del rettangolo verde. Dall’inizio della stagione tutte le squadre fino ad ora incontrate lo hanno dimostrato.
La pericolosità dell’Atalanta ha mostrato nuovamente i limiti della difesa rossoblu, che per la prima volta ha alzato il proprio raggio d’azione, subendo però molte verticalizzazioni letali che hanno portato sempre a potenziali occasioni da goal. Fino ad ora la fase di non possesso in blocco basso non ha portato risultati, ma anche alzando la linea si intravedono molte lacune. Dov’è dunque la soluzione?
Primo tempo praticamente a senso unico con i giocatori rossoblu che non hanno mai preso le misure sugli avversari. Gli esterni neroazzurri, sempre molto cerati, partivano larghi, con le chiusure dei terzi di difesa che tardavano ad arrivare.

Non a caso De Nipoti ha fatto girare la testa più di una volta a Zini. Oltre ai problemi sulle fasce, c’è stata sofferenza anche centralmente. Hanno sempre trovato spazio tra i reparti, e ogni volta che giocavano palla lateralmente, le chiusure erano sbagliate e trovavano sempre l’uomo libero nella zona centrale.
Si dice che dopo aver toccato il fondo si può solo risalire, e sembrerebbe così in avvio di ripresa al goal di Camigliano. Una reazione si intravede ma è dettata più dall’orgoglio che dal gioco, cosa che avveniva anche lo scorso anno. La costante, in questo match come negli altri, è sempre stata il pensiero che questa squadra abbia poche idee a livello offensivo.
Qualche giocata dei pochi che saltano l’uomo, qualche fraseggio sporadico nell’ultimo terzo di campo o qualche tiro da fuori. Pagato caro poi l’errore delle preventive, che è costato il gol dell’1-2. La terza rete è poi un riassunto di quanto detto precedentemente.
Inseriamo dentro anche quella piccola parte di sfortuna, dove i bergamaschi hanno punito nel momento di maggior spinta dei rossoblu. Bello invece il gol di Nicoli, uno dei migliori, che prova a dare un senso al finale.
Brutte le scene con le quali si è chiusa la sfida. Una rissa che, dopo i continui rossi visti nelle scorse giornate, riassumono perfettamente il momento che sta vivendo questa squadra.
