MONZA – Ci sono giornate in cui la storia dello sport decide di fermare il tempo. Per l’automobilismo italiano, una di queste è senza dubbio il 4 settembre 1966. In un Autodromo Nazionale di Monza gremito da oltre centomila spettatori, andava in scena il 37° Gran Premio d’Italia. Quello che la folla ancora non sapeva è che stesse per assistere a un’impresa destinata a rimanere imbattuta per decenni: l’ultima vittoria di un pilota italiano a Monza al volante di una Ferrari.
A firmare quella straordinaria pagina di motori fu Ludovico Scarfiotti, un pilota dallo stile elegante, dalla guida pulita e dal legame viscerale con le Marche.

Un torinese nel cuore delle Marche
Nato a Torino nel 1933, Ludovico Scarfiotti era nipote d’arte: il nonno paterno fu uno dei soci fondatori della FIAT e primo presidente della casa torinese. Tuttavia, è nelle Marche che Scarfiotti costruì le sue radici più profonde. Cresciuto tra Potenza Picena e Porto Recanati, scelse il litorale marchigiano come casa e rifugio, legando il suo nome in modo indissolubile alla comunità locale.
Pilota eclettico e completo, Scarfiotti si era già consacrato nell’Olimpo dell’automobilismo vincendo la leggendaria 24 Ore di Le Mans nel 1963 (sempre su Ferrari, in coppia con Lorenzo Bandini) e due Campionati Europei della Montagna. Ma il sogno proibito di ogni corridore dell’epoca rimaneva uno solo: vincere in Formula 1 davanti al pubblico di casa.
Il capolavoro a Monza con la Ferrari 312 F1
Nel settembre del 1966, la Scuderia Ferrari si presentò al Tempio della Velocità con la nuova 312 F1 con motore V12 a 36 valvole. Scarfiotti, schierato al fianco del compagno di squadra Mike Parkes, disputò un fine settimana quasi perfetto. Dopo aver conquistato la la seconda posizione nelle qualifiche del sabato, la domenica impose un ritmo forsennato fin dal via.
Nonostante la pressione delle Brabham-Repco di Jack Brabham e Denny Hulme, Scarfiotti condusse la gara con una regolarità impressionante. Completò i 68 giri del tracciato brianzolo ad una media di oltre 218 km/h, tagliando il traguardo con quasi sei secondi di vantaggio su Parkes, per uno storico e indimenticabile 1-2 firmato Ferrari.
L’invasione di campo del pubblico di Monza fu memorabile: Scarfiotti venne portato in trionfo sui podi sotto una pioggia di bandiere tricolori e stendardi del Cavallino Rampante.

Un’eredità ancora imbattuta
A distanza di sessant’anni, il trionfo di Ludovico Scarfiotti a Monza conserva un fascino intatto e malinconico. Nessun altro pilota italiano, da allora ad oggi, è più riuscito a salire sul gradino più alto del podio nel GP casalingo al volante di una Rossa di Maranello.
La parabola di Scarfiotti si interromperà tragicamente due anni dopo, nel 1968, durante le prove di una gara in salita a Rossfeld, in Germania. Ma il suo ricordo resta vivo non solo negli archivi della Formula 1 ma anche a Porto Recanati e in tutta la regione Marche, che orgogliosamente ricordano il “gentleman driver” capace di scuotere il popolo di Monza e di firmare una delle pagine più belle dello sport nazionale.

