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“Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco giocare”: all’Azzurra Mariner il calcio riparte dai più piccoli

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è un momento in cui il calcio torna ad essere quello che dovrebbe sempre essere: gioco, entusiasmo e crescita. È proprio da questa idea che nasce la prima edizione del torneo “Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco giocare”, organizzato dall’Azzurra Mariner e in programma dall’1° al 3 maggio al Campo “Nelson Mandela”, dedicato ai giovanissimi calciatori delle annate 2017 e 2018.

Un evento che non è solo sport, ma anche un segnale forte: rimettere al centro i bambini, il divertimento e un percorso educativo sano. Ne abbiamo parlato con Mario Titone, responsabile della scuola calcio, e Danilo Ottaviani, responsabile del settore giovanile di una realtà giovane ma già piena di idee.

Il torneo nasce con l’obiettivo di rendere partecipe il quartiere Agraria, in concomitanza con la 54° edizione della Festa del 1° maggio, e di far vivere ai bambini un’esperienza autentica, fatta di partite ma soprattutto di entusiasmo e condivisione.

La partecipazione di squadre professionistiche e di diverse società del territorio marchigiano contribuisce a creare un confronto stimolante, mantenendo sempre al centro i valori del rispetto e del divertimento.

L’iniziativa rispecchia pienamente la filosofia dell’Azzurra Mariner, una società nata appena un anno fa ma già orientata verso un progetto chiaro. Il lavoro quotidiano non si limita all’insegnamento tecnico, ma punta ad accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita personale.

Allenamenti, educazione e relazioni rappresentano i pilastri su cui si fonda l’attività del club, con una particolare attenzione al benessere dei più piccoli. A questa età, infatti, diventa fondamentale alimentare la passione per il gioco, senza pressioni legate al risultato.

Guardando al futuro, l’obiettivo è quello di consolidarsi come punto di riferimento nel territorio, investendo nella qualità del lavoro e nella formazione. Nonostante la giovane età della società, emerge una chiara volontà di costruire un progetto solido e duraturo.

Infine, la riflessione si allarga al calcio italiano nel suo complesso. La mancata qualificazione ai Mondiali della Nazionale ha riacceso il dibattito su criticità che riguardano anche il settore giovanile.

Tra queste, l’eccessiva attenzione al risultato immediato e l’adozione di metodi di lavoro non sempre adeguati, che rischiano di penalizzare molti giovani.

Diventa quindi necessario un cambio di mentalità, capace di mettere al centro lo sviluppo del talento nel rispetto dei tempi di crescita di ogni bambino.

In questo contesto, iniziative come “Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco giocare” assumono un valore ancora più importante: riportare il calcio alla sua essenza più pura, quella del gioco e della passione.

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